Il cantautore visionario Lucio Corsi, con il suo nuovo singolo intitolato “Notte di Natale”, porta già dal 20 novembre la musica italiana nell’ottica natalizia e nella maniera più dolce e silenziosa possibile. Dal primo accordo di chitarra acustica e dal lieve tintinnio del pianoforte, l’ascoltatore viene avvolto in un’atmosfera intima e sospesa, dove le immagini fluiscono lente, calde e colme di significato. Anche chi ascolta per caso si trova spinto a fermarsi e prendersi il proprio tempo per immaginare, sognare.
È il talento di Lucio riuscire a scavare dentro la vita e tirarci fuori una fiaba. Una vita che è certamente un’attesa, scandita dall’incessante scorrere di quel ciclo di stagioni che porta prima caldo, poi freddo... e che non sempre ci trova pronti. In quell’attesa, l’amore non si fa attendere, ma sorprende tutti con la sua tempistica. Arriva tiepido, nelle piccolezze: «E tu sei quel sassolino nel buio infinito / Che io continuavo a cercare».
Come nella celebre “Volevo essere un duro”, Corsi è solito trasformare con la sua penna elementi naturali in personaggi dai comportamenti eccentrici. In questo brano, protagonista è la luna, simbolo dei cicli della vita e della continua trasformazione. Pur rimanendo un riferimento stabile in cielo, non è totalmente inerme al mutamento: all’inizio del testo, si trova nell’oscurità, finché l’artista non la spinge ad uscire fuori per “ballare il tip-tap”.
In un gioco poetico che unisce surreale e familiare, l’immagine della luna viene svincolata dalla sua astrattezza e associata ad azioni meramente umane, quali “ballare il rock” o “fare autostop”. Attraverso di lei, anche la vita trova un volto: un silenzio scosso da emozioni inaspettate, da quella scintilla che porta fuori dagli schemi, senza però tradire una necessità fondamentale, ossia il bisogno di sentirsi a casa.
L’avvicinarsi delle festività, nel suo rendere palpabile lo scorrere impetuoso del tempo, può essere destabilizzante. Ci spinge alla ricerca urgente di un luogo in cui essere accolti e riuscire a sentirsi in sintonia con l’atmosfera di luci, festoni e regali, senza dover “inscatolare” le proprie emozioni. In questo senso, il “fare autostop” diventa metafora di un desiderio semplice e universale: trovare un passaggio verso un posto che ci assomiglia, dove poter sostare davvero.
Siamo spesso frenetici, troppo impegnati a pensare a ciò che verrà dopo, ed è per questo che siamo tanto lontani dagli altri e dal presente. La fiaba di Lucio Corsi rivela una piccola morale: la magia del Natale sta proprio nello stupore che segue alla riscoperta della nostra vulnerabilità, nel capire quanto talvolta sia meglio «dividere un dolore in due» piuttosto che «stare da soli in pace». Alla fine anche la luna, abituata a stare sola nel cielo notturno, sfida il buio per inseguire la luce — che da sempre è parte di lei.
Scritto da Benedetta Punturiero
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