Sembrerebbe paradossale, ma l'intelligenza artificiale - "ciò che esiste non esistendo" come la definisce qualcuno - permette ai rapporti umani di essere avallati, incentivati e stimolati, si pensi a due semplici amici che messaggiando per mezzo di WhatsApp riescano a scambiarsi vicendevolmente informazioni reciproche. È, dunque, questo un aspetto reale e veritiero... da un lato. Dall'altro, però, resta pur sempre vero che i social network muovono da quel tipico presupposto per cui "avvicinano chi è lontano ed allontanano chi è vicino". Il problema si pone, insomma, nel saper usare ciò che dovrebbe sottostare alla discrezionalità dell'uomo e non farla divenire una dipendenza.
Essendo varia la vita dell'uomo, è vario il ripiego e l'uso che viene fatto dell'intelligenza artificiale: dalle simulazioni delle variazioni economiche del mercato al suo utilizzo in ambito ingegneristico; dallo sport all'utilizzo per sostenere persone portatrici di handicap.
L'ampio ambito d'applicazione riveste, altresì, la Fede. Tecnologia e Fede in Dio hanno, a mio avviso, un comune denominatore.
Per meglio intendere quanto ho da offrire ai gentilissimi Lettori, intendo partire dal riportare un racconto scritto da Fredric Brawn intitolato "La Macchina". Di seguito un breve sunto:
Nell'immaginario di Brawn c'è un gruppo di scienziati che intende costruire un supercomputer (molto grande nelle dimensioni, considerando anche i tempi in cui il racconto viene compiuto, cioè agli inizi del '900) al quale porre la domanda delle domande: "Esiste Dio"?
Il supercomputer risponde dopo qualche istante: "potenza di calcolo insufficiente".
Gli scienziati si guardano fra loro e, non meravigliati affatto data l'importanza della domanda, decidono di costruire un secondo supercomputer sì da collegarlo col primo.
Nasce, così, la prima rete. Quella che oggi si è soliti chiamare con "Network".
Avviene dunque che questi due computer iniziano a scambiarsi delle informazioni nel tentativo di dare una risposta alla domanda preimpostata: "esiste Dio?". Ma, nonostante tutto, la risposta resta sempre la stessa: "potenza di calcolo insufficiente".
Ancora una volta gli scienziati non si danno per vinti e, così, decidono di costruire altri computer ancora, e di porre di volta in volta sempre la medesima domanda preimpostata.
La risposta, tuttavia, è sempre la stessa: "potenza di calcolo insufficiente".
Passano i giorni, i mesi, gli anni, e arriva il giorno in cui questi computer sviluppano la capacità di riprodursi da soli e di divenire così numerevoli da far sparire l'uomo dalla faccia della Terra. Ed è in quell'esatto momento che, finalmente, alla domanda preimpostata "Esiste Dio?" arriva la risposta: "adesso sì".
Il racconto è particolarmente suggestivo se si considera come l'intelligenza sia spesso intesa come capacità di adattamento e di comunicazione, ed è esattamente ciò che finiscono a fare tutti questi computer nel racconto di Brawn: riprodursi da soli, comunicare da soli. Insomma, una sorta di germe anticipatorio di quella che oggi è l'intelligenza artificiale.
L'analogia che vorrei porre all'attenzione del lettore, che non necessariamente condividerà, è che esistono delle strette, strettissime, relazioni tra Dio e l'intelligenza artificiale.
La prima attiene al motivo che ha spinto l'uomo a creare un'immagine divina per tentare di spiegare le cose che non riesce a spiegarsi: i vari misteri, il tempo che passa inesorabile, le catastrofi naturali, la vecchiaia, la morte! Ha così costruito una figura che, pregandola, può non solo rabbonirla, ma raggirare ogni problema esistenziale che lo affligge. Alias si fa con l'internet di oggi: tutto ciò che è ignoto lo si risolve per tramite di un banale click. Un click che toglie, altresì, il valore della conoscenza. Perché il valore delle cose è dato dalla fatica che si fa per ottenerle, e quando un'informazione, un'immagine, un suono, è ricavabile con una banale ricerca in rete, altro non si fa che sminuire l'essenza del valore della cosa. Così, vuoi sentire il rumore del vento? Accosta l'orecchio alla finestra, non riprodurre un "white noise"! Vuoi conoscere il significato di un termine? Usa un dizionario!
Una seconda analogia attiene al fatto che tanto Dio quanto il computer ci permettono di condurci verso l'abbattimento delle Colonne d'Ercole dell'esistenza terrena, ciò che ci tiene "imprigionati" su questo mondo: lo spazio ed il tempo. Mentre per poterle abbattere nella visione ultraterrena bisogna aspettare di tirare le quoia, l'intelligenza artificiale permette di compiere questa abilità ordinariamente, perché un computer, nello spazio virtuale, ci permette di muoverci liberamente nello spazio e nel tempo. Così, computer e Dio ci permettono di superare questa lotta impari verso ciò che vincola fattualmente e fisicamente ogni uomo.
Ma, da ciò, deriva un inadeguamento tra vita reale e vita virtuale, perché quando si affrontano i problemi reali, ecco che anzitutto bisogna affrontarli alla luce di questi due macigni esistenziali dello spazio e del tempo, e se li si affronta come si affrontano in rete, è inesorabile il sopraggiungere dell'inefficienza dell'agire umano.
Insomma, rete, computer e intelligenza artificiale si pongono, a mio avviso, in stretta correlazione con la figura di Dio. Ma ogni fatto, per come espresso dell'agire umano, è il riflesso della sensibilità umana. Per questo un famoso sociologo, Guy Debord, disse: "gli uomini sono figli dei loro tempi più che dei loro padri".
Scritto da Thomas Le Pera
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