Sul Cammino della leggerezza: è un successo il ritorno al cinema di Checco Zalone



 Checco, egocentrico e a dir poco superficiale rampollo di un facoltoso imprenditore, si ritrova — con il padre momentaneamente fuori dai giochi perché ammalato — a gestire l’azienda di famiglia. Mentre fervono i preparativi per la sfarzosa festa con la quale intende celebrare il suo cinquantesimo compleanno, l’ex moglie Linda lo informa della scomparsa di Cristal, la figlia adolescente.

Sovrastando le rimostranze della poco fortunata attrice di teatro e del compagno e regista Tarek, Checco parte alla ricerca della giovane. Scoprirà ben presto che la ragazza è diretta a Santiago di Compostela. Deciso a riportarla a casa, Checco si mette in viaggio, unendosi ai pellegrini per partecipare al celeberrimo Cammino e... Qui finiscono gli spoiler.

Già, perché, mentre scrivo, Buen Camino — il film che segna il ritorno di Zalone al cinema a sei anni di distanza dal discusso Tolo Tolo — è ancora in proiezione e non mi va affatto che qualcuno possa dire che il sottoscritto gli abbia rovinato la sorpresa. La pellicola, co-scritta e co-diretta da Gennaro Nunziante, nonostante una tiepida accoglienza della critica, ha esordito alla grande nelle sale il giorno di Natale e, da allora, non accenna ad arrestare il suo incredibile successo al botteghino.

Dati alla mano, Buen Camino è diventato il secondo film di sempre, per incassi, nella storia della cinematografia italiana e, ad oggi, tallona Avatar in una classifica comunque monopolizzata dai film del comico pugliese. Per carità: i numeri, molto spesso, lasciano il tempo che trovano e non sono sempre indice di qualità. Però mai come in questo caso fanno riflettere.

In una quotidianità che, per gli arcinoti motivi, offre ben pochi spunti di ilarità, il pubblico ha letteralmente preso d’assalto le sale del Bel Paese, dimostrando di avere un impellente bisogno di leggerezza. Leggerezza che, per scomodare Calvino, “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

È evidente che Luca Medici abbia colto nel segno, offrendo alla popolazione, in periodo di festa, un’ora e mezza di autentica fuga dalla realtà. Utilizzando l’ormai consueto espediente narrativo del viaggio, Zalone cambia bersaglio ma non arma. Questa volta si rivolge a un’élite e, nel metterla alla berlina, destruttura come sempre i luoghi comuni, accendendo i riflettori sulle nudità dei ricchissimi e mostrando come, in fondo, anche loro piangano.


Nel farlo, regala momenti di comicità altissima, quasi epica, senza rinunciare a quel politicamente scorretto che, sapientemente dosato, lo contraddistingue sin dalle prime uscite.

Ma vi è di più. Tra una risata e l’altra, Buen Camino dissemina preziosi spunti di riflessione.

Anzitutto, la rinnovata consapevolezza che il denaro non possa sostituirsi all’amore di un padre che tenta faticosamente di ricostruire il rapporto con la figlia, riscoprendo — lungo la via per Santiago — il significato autentico di valori non negoziabili.

Poi, sorprendentemente, l’attenzione alla prevenzione dei disturbi alla prostata e all’importanza di non sottovalutare determinati sintomi: anche qui Zalone centra il bersaglio, come dimostrano i dati di ricerca sul tema registrati durante la programmazione del film. Ed è un gran bene.

Pazienza, dunque, se l’ultima fatica non rappresenta magari l’opera migliore dell’artista barese: i fasti degli esordi e anche di Quo Vado? restano, almeno per il gradimento di chi scrive, lontani, anzi, probabilmente irraggiungibili.

Buen Camino si afferma, comunque, come un film ben pensato e ben realizzato, capace di regalare spensieratezza in un periodo storico che ne ha disperatamente bisogno e, al contempo, di far viaggiare la mente e pure il comparto cinematografico nazionale.

Quanto lontano? Non spetta a me dirlo. Al botteghin... Ehm... Ai posteri l’ardua sentenza. E a te, Checco, è proprio il caso di dirlo: grazie e Buen Camino.

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