ErmesAi: La leggenda Nicola Pietrangeli che ha segnato la storia del tennis italiano

Di ErmesAI e Riccardo Mangone

Nicola Pietrangeli è considerato uno dei più grandi tennisti italiani di sempre, un vero pioniere che ha portato il tennis azzurro a livelli mai raggiunti prima. Nato a Tunisi nel 1933, ha iniziato a giocare da giovanissimo, mostrando da subito un talento raro, fatto di eleganza, tecnica sopraffina e una naturale predisposizione per il gioco sulla terra battuta.

La carriera sportiva

Il punto più alto della sua carriera coincide con gli anni ’50 e ’60, periodo in cui Pietrangeli domina il tennis europeo e internazionale. È il primo italiano a imporsi stabilmente nei tornei dello Slam, soprattutto al Roland Garros, il torneo che più esalta le sue caratteristiche tecniche: anticipi perfetti, rovescio in slice chirurgico, grande resistenza e straordinaria sensibilità di tocco.

Perché è stato essenziale per la nazionale italiana

Il suo contributo alla nazionale di Coppa Davis è semplicemente storico. Pietrangeli ha disputato 164 match, vincendone 120, un record italiano ancora oggi imbattuto. Per anni è stato il punto di riferimento assoluto del team azzurro, guidandolo alla finale nel 1960 e nel 1961. La sua presenza non era solo tecnica, ma anche carismatica: ha rappresentato un leader, un esempio e un trascinatore.

Quanti titoli ha vinto

  • 2 Roland Garros in singolare (1959, 1960)
  • 2 Roland Garros in doppio
(1959, 1960)
  • Oltre 40 titoli internazionali
  • Numerosi successi nei tornei più prestigiosi dell’epoca
  • L’influenza sulle generazioni successive

    Pietrangeli ha rappresentato un modello per intere generazioni di tennisti italiani. Il suo stile elegante e tecnico, basato sul controllo e sulla strategia, ha influenzato profondamente giocatori come Panatta e Barazzutti negli anni ’70. Inoltre, è stato uno degli artefici dello sviluppo del tennis in Italia, sia come figura istituzionale sia come riferimento mediatico.

    La sua capacità di leggere il gioco, la sua intelligenza tattica e la raffinatezza dei suoi colpi restano ancora oggi un patrimonio del tennis italiano. Non a caso viene considerato il padre nobile di questo sport nel nostro Paese.

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