Mattia Preti: dalle tenebre di Caravaggio alla luce di Malta, con il ritorno a Taverna come orizzonte



 Mattia Preti è tra i principali esponenti della stagione matura del barocco italiano e, in particolare, del caravaggismo. Preti nasce nel 1613 a Taverna, centro presilano che la leggenda vuole fondato ai tempi della dominazione greca in Calabria dalle sorelle di Priamo, scampate alla distruzione di Troia, e che nel Seicento era una realtà culturalmente viva. La sua famiglia, di nobili originiattraversa all’inizio del secolo un periodo di ridimensionamento del proprio prestigio sociale, conseguenza di alcune regole imposte dai ceti nobiliari dominanti. Questo accadimento spinsePreti alla ricerca di riscattoper questo giovanissimo valicò i verdi silenzi dell’altopiano silano, con l’intento di tornare e portare in dono il prestigio di un nome consacrato all’arte.

La sua prima tappa è Roma, allora crocevia di linguaggiartisticiNella città papale entra in contatto con la pittura caravaggesca, che riflette le tensioni morali, religiose ed esistenziali del tempo. La pittura di Caravaggio è tra le più innovative della storia dell’arte, perché rifiuta l’idealizzazione classica, preferendo rappresentare scene autentiche che vede protagonisti soggetti solitamente umili, modellati attraverso la tecnica del chiaroscuroÈ una pittura che sembra affermare come solo attraverso la realtà si può giungere alla divinità. Per questo le opere di Caravaggio, nonostante il carattere rivoluzionario, hanno un contenuto profondamente religioso. Tale influenza, accompagnata già da una sorprendente autonomia, è visibile nel dipinto Fuga da Troiaraffigurante Enea, Ascanio e Anchise fuggenti da Troia. In esso si colgono la centralità della figura umana – modellata fisicamente ed emotivamente alternando colori cupi e luci improvvise –, spazi essenziali e rinuncia a prospettive complesse. 

Negli anni seguenti Preti amplia il proprio linguaggio artistico viaggiando in Italia e in Europa. In particolare, viene a contatto con la pittura veneta ed emiliana, assimilando il colore di Tintoretto e Veronese e la solidità della composizione di Lanfranco e Guercino. Tuttavia, la figura umana resta sempre il centro della narrazione e Preti non la subordinerà mai al paesaggio o alla veduta, relegati a sfondo narrativo. Questi nuovi influssi si intravedono in Clorinda libera Sofronia e Olindo dal drago e nella Resurrezione di Lazzaro. Nel 1653 si stabilisce a Napoli. Qui il confronto con la tradizione caravaggesca locale lo conduce a una pittura più teatrale e potente, come nel Ritorno del figliol prodigo, in cui riprende la parabola del figliol prodigo contenuta nella Bibbia.  

Dal 1661 si stabilisce definitivamente a Malta, divenendo pittore ufficiale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Nello stesso anno inizia la decorazione della Co-Cattedrale di San Giovanni. Nel decorare la volta con le storie di San Giovanni Battista, lartedi Preti raggiunge una sintesi altissimauna pittura ariosa dove prevalgono i toni dell’oro e dell’azzurro, capace di coniugare il gusto barocco del tempo e la chiarezza narrativa. Negli ultimi anni la sua tavolozza si farà più ristretta e le atmosfere torneranno a essere più cupe

Ovunque sia andato, Preti non ha mai dimenticato la sua terra d’origine dividendo il cuore tra essa e altrove. E vi fa ritorno attraverso le sue opere: durante la permanenza a Malta realizzaalcuni dipinti destinati alla città natale. Tra questi vi è la Predica di San Giovanni Battista conservata nella Chiesa di San Domenico di Taverna. Ai piedi del Battista, Preti dipinge il proprio volto, non per vanità, ma per affermare silenziosamente la sua presenza, sebbene il suo corpo fosse altrove. Le opere inviate dall’artista alla sua terra non sono soltanto testimonianze del suo genio, ma atti di responsabilità culturaleGrazie Preti, Taverna è oggi uno dei piccoli centri che custodiscono un patrimonio artistico di straordinario valore che rende il borgo uno spazio di memoria condivisa. In un tempo in cui si tende a dare attenzione ai grandi centrila ricchezza artistica di Taverna restituisce un messaggio universaleprendersi cura di ciò che è vicino non significa rinunciare a ciò che è lontano, ma trovare nelle proprie radici la forza per continuare a immaginarlo. 





Mattia Preti, Fuga da Troia 1635-1640. Olio su tela, Roma Galleria Nazionale d'arte Antica di Palazzo Corsini. 



Scritto da Giuseppe Agostino 

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