Capolavori sparsi e cieli senza tempo: Turner e Constable






 250 anni fa l'Inghilterra dava i natali a distanza di un anno l'uno dall'altro a Joseph Mallord William Turner e John Constable, I maggiori paesaggisti britannici.

A modo loro, i due pittori sono stati valorosi dioscuri in questa corrente artistica: due personalità divergenti, rivali, scelte e fortuna differenti, ma accomunate dagli effetti derivanti dalla loro visione che ha influenzato molti artisti successivi. Vengono celebrati da una mostra attualmente in corso alla Tate Britain di Londra, che illustra eufonie e dissonanze che intercorrono fra loro con un ricco scenario di opere che narra le loro vite parallele.


Turner cresce in una famiglia di umili origini e toccata da una serie di sventure. Si forma come acquerellista e nel 1799, all'età di ventiquattro anni, entra a fare parte della scuola d'arte della Royal Academy (di cui Constable, dopo gli sfortunati esordi diventa membro e ispettore in tarda età). È un pittore dinamico e moderno, di cui si racconta l'abitudine a uscire di casa con un taccuino per appuntare architetture e paesaggi. Sin da giovane viaggia molto, dapprima in Galles, poi in Scozia per scoprire l'Europa Continentale, tornando spesso a Venezia.

Egli dissolve la materia nella luce, che ammira nelle opere di Claude Lorrain a Londra, e nelle sue opere sulla natura intrise di simboli ed enigmi è perfetto interprete del concetto di «sublime».


Dal canto suo, Constable nasce nel Suffolk e resta per sempre assai legato al suo paesaggio d'origine, che osserva da vicino ed è il protagonista di tutta la sua produzione artistica. L'artista ritrae spesso il cielo e la campagna inglese, focalizzandosi sullo studio del vero «come lo vedo», tramite lo schizzo immediato e l'uso della tecnica dell'acquerello con l'olio, con uno sguardo, che matura presto, dopo aver studiato maestri come Tiziano e Rubens, unico e assolutamente personale per l'epoca, che gli profitta molta delusione, in quanto frainteso, che invece diviene lo spunto, tra i tanti, per gli Impressionisti, ispirati dal suo Pittoresco, tipico anche per le rappresentazioni dello stesso soggetto ripetute in vari giorni e in diverse condizioni di luce.


Citando l'Idillio che Teocrito dedica ai Dioscuri, Turner è il pittore che ci mostra quando «dal cielo si rovescia fitta pioggia, mentre la notte avanza; mugghia il vasto mare sotto i colpi dei venti…», similmente alla scena descritta ne Il naufragio, mentre Constable, immaginando sul celebre tema descritto ne Il carro da fieno ci offre la scena idilliaca di una «limpida bonaccia [che] si stende sul mare; …nubi [che] si disperdono di qua, di là…»


Due anime antitetiche fra loro ma i cui destini sono legati da una fama che ancora oggi li mette a dialogo per il pensiero che hanno espresso, uguale nella capacità di imprimere profonde emozioni in dei «cieli senza tempo».




Scritto da Aurelia Mangone 

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