Il colpo al cuore dell’arte: il Louvre nuovo scenario della Casa di Carta.

 Scritto da: Bruno Rachiele

Il furto al Louvre degli ultimi giorni sembra uscito da una nuova stagione de La Casa di Carta, ma senza eroi né ideali. Quattro persone, pochi minuti, un colpo chirurgico che ha sottratto gioielli di inestimabile valore storico, lasciando dietro di sé non solo teche vuote, ma una ferita simbolica profonda. Da studente di giurisprudenza, non posso non chiedermi dove inizi la responsabilità: nel diritto, rubare un bene culturale non è un semplice furto, è un attentato alla memoria collettiva, un delitto contro la nostra identità. Eppure, ciò che inquieta è la normalità con cui l’arte viene trattata come un lusso, e non come un diritto da difendere. In La Casa di Carta rubare era una provocazione contro il sistema; qui è solo avidità travestita da genio. Ma questo colpo ci ricorda qualcosa di essenziale: proteggere la cultura non significa solo blindarla, ma riconoscerne il valore, sentirla parte di noi. Perché un popolo che non difende la propria bellezza è un popolo che smette di credere in sé stesso.



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