Perché non studiamo i testi delle canzoni a scuola?
Da tanto tempo, fin dalle medie, mi chiedo perché a scuola, durante le lezioni di italiano, non si studi mai seriamente il testo delle canzoni dei grandi cantautori italiani, ma solo la vita e le opere dei grandi poeti del passato.
La risposta credo di averla trovata, riassunta in due parole chiave: tradizione e resistenza. Tradizione, perché il sistema scolastico italiano è rimasto legato a un’impostazione molto classica, quasi immutata nel tempo. Resistenza, invece, da parte di molti docenti e addetti ai lavori che ancora oggi non riconoscono pienamente il valore degli artisti della musica italiana, e quindi nemmeno quello delle loro canzoni.
Se il motivo per cui studiamo Dante, Boccaccio, Leopardi o D’Annunzio è quello di conoscere la nostra storia, il pensiero e lo stile dei grandi del passato, allora non si capisce perché nel 2025 un ragazzo delle medie o delle superiori non debba avere la possibilità di conoscere anche i cantautori che hanno saputo raccontare l’Italia con un linguaggio più vicino al nostro, quello degli anni ’70, ’80, ’90.
Cantautori come Fabrizio De André, Rino Gaetano, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Vasco Rossi e molti altri hanno saputo unire valore poetico, artistico e sociale nei loro testi. Studiare le loro parole non è solo ascoltare musica: è analizzare poesia, società, politica, emozioni.
Credo che unire i grandi autori della letteratura con i grandi cantautori della musica italiana possa essere un mix perfetto per coinvolgere davvero le nuove generazioni e far loro conoscere meglio la nostra storia culturale e sociale.

0 Commenti