Dando voce alla Professoressa Tiziana Montalcini, docente e artista. Intorno alla sua mostra personale “Nel silenzio delle forme”.

 

   



Aurelia Mangone

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AURE.: Vorrei partire dal titolo della mostra, «Nel silenzio delle forme».

Quello che ho potuto ammirare nelle Sue opere sono istanti sospesi in un tempo e in un luogo molto distanti dalla nostra realtà. C’è un senso di evasione, di fuga, fuga dall’esterno per ripartire dall’interno. Sono rimasta colpita da alcune opere che non sono presenti all’interno della brochure illustrativa come, ad esempio, quelle che mostrano il tavolo da biliardo o la veranda sul mare (sulle tonalità del bianco, del blu e del verde) e ciò che è saltato in modo particolare al mio occhio è l’elemento delle scelte cromatiche che rendono unici i suoi dipinti, perché pur essendoci questo senso di evasione, di sfuggenza, di soggettività, un punto fermo sicuramente è rappresentato dal colore, deciso, quasi “esclamativo” , un colore che dà voce alle forme.

Da cosa nasce questa scelta e come si riassume per Lei questo silenzio nelle forme attraverso una scelta cromatica così decisa che quasi sembra andare a contrastare col concetto insito negli stessi quadri?

PROF.: Sì, la mostra esalta il silenzio e la riflessione. Molti quadri trasmettono apparentemente  l’idea della solitudine o dell’attesa, ma in realtà invitano alla meditazione e al silenzio.  Un silenzio che parla, che comunica attraverso i colori. Uso il colore per esprime i miei sentimenti quindi li scelgo con accuratezza. Nelle  mie opere attuali nulla è lasciato al caso, il lavoro è pensato, progettato perché voglio che lanci un messaggio, e per questo si differenziamo molto dalle mie opere del passato.  I colori — predominano il rosso, il verde e l’azzurro — creano un forte impatto visivo. Tutti i visitatori, infatti, sono rimasti colpiti prevalentemente dalle scelte cromatiche che veicolano il messaggio dell’opera. Ma anche le forme sono importanti: prediligo le forme geometriche, le prospettive esasperate spesso irreali,  che insieme al colore lasciano un segno nell’osservatore.

 

AURE.: A me ha affascinato soprattutto questo aspetto: c'è questa indagine di fondo che mi sembra si riconnetta con il Suo lavoro e mi chiedevo, come convivono in Lei queste due anime, dell’artista e della professionista? 

PROF.: Le mie due anime convivono benissimo.  Io vivo di creatività e la creatività rappresenta una marcia in più in tutte le attività, anche nel lavoro. La ricerca scientifica mi permette di esprimere la mia creatività,  perché serve curiosità, immaginazione, è importante collegare fenomeni che non sarebbe ovvio mettere in connessione. Lo spirito artistico mi permette, a mio parere, di vedere le cose  da punti di vista nuovi e alternativi. Un aspetto importante della mia persona è che mentre lavoro mi diverto. Uno dei miei obiettivi nella vita è provare piacere in ciò che faccio e la creatività mi aiuta a farlo.  Einstein diceva che "La creatività è l'intelligenza che si diverte". 

La mostra si riconnette al mio lavoro di docente anche sotto un altro aspetto: Sebbene rappresenti  un invito all’ introspezione, alla riflessione, essa esprime l’ apertura verso il mondo e verso l’altro. Esporre i propri quadri è un atto di coraggio e di generosità.  Da giovane sono stata molto riservata ( non si direbbe…!!!) e per questo ho perso diverse opportunità.  Ai miei studenti universitari dico sempre che non è più il tempo delle timidezze: L’introspezione è bellissima, ma bisogna anche donarsi agli altri, esprimersi senza paura, esprimere i propri talenti, mettersi in gioco. Non da ultimo, l’apertura, il sorriso, la luce che trasmetti possono avvicinare persone che magari hanno bisogno di te per scoprire il proprio talento.  Il messaggio della mostra è dunque duplice.

 

AURE.: Io leggo molto entusiasmo in queste Sue parole e nei Suoi occhi.

PROF.: Si, vedo ogni giorno tanti giovani talentuosi che non sanno di esserlo. Li incontro spesso nei corridoio con le loro facce tristi o presi dall’ansia di superare un test, una prova. Insicuri, incerti. L’arte, per me, è stata determinante, mi ha aiutata a vivere meglio ed capire me stessa.


AURE.: L’opera che Lei ha scelto per presentare la Sua mostra, la Donna con turbante rosso, magari può essere una metafora della persona che è in Lei?

PROF.: Sì. quella donna — e il suo turbante rosso — sono simbolo di coraggio e resilienza. Non è lì casualmente: il rosso dice “ci sono, esisto, resisto, ho una dignità”. 

 

AURE.: Partendo da questi spunti, riguardo all’incidenza che l’arte ha avuto nella Sua vita, nel riguardare le Sue opere, cosa rivede dentro di Lei e che processo c’è nel produrre un’opera e riguardarla?

PROF.: Grazie a questa mostra ho potuto osservare insieme tutte le mie opere e riconoscerne il filo conduttore che le unisce.  Spesso chi dipinge non vede inizialmente il senso delle opere, perché quando dipingi lo fai per necessità espressiva. Guardando le opere complessivamente, ho compreso meglio cosa sia successo nella mia vita negli ultimi anni e il significato che voglio dargli. Il titolo della mostra nasce dalla rilettura appunto della mia vita, dalla necessità di rallentare, specie dopo che ho vissuto un’esperienza di malattia come il cancro. Ho deciso di dare un senso più ampio alla mia vita dedicandomi a ciò che mi fa stare bene, a guardare la vita con ottimismo, colore e gioco.

 

AURE.: C’è un’opera nella quale si rivede di più o maggiormente simbolica? 

PROF.: È difficile scegliere. Ogni opera esprime qualcosa della mia persona. L’interno con il pianoforte rappresenta il ritorno al nido, alla mia casa, un luogo importante per rigenerarmi.

L’opera sulla  metropolitana e quelle sui quartieri urbani mi ricordano gli anni in cui viaggiavo molto: ho sempre avuto paura di quegli ambienti sotterranei, non capisco come si possa trascorrere così tanto tempo laggiù. Il quadro della donna alla fermata del pullman mi riporta agli anni dell’università, aspettavo gli autobus da sola e spesso avevo paura e coraggio al tempo stesso. I palazzi che dipingo sono ricordi della mia infanzia: sono cresciuta in un grande palazzone, uno “scatolone”, non potevo giocare fuori perché vivevo al centro della città , c’erano strade molto trafficate. L’uliveto con la scala rappresenta invece la mia vita attuale, la casa in campagna, il verde, la natura. E poi le mie opere spesso ritraggono il mare, che considero il nostro bene più prezioso , villaggi marini, scene estive: racconta la mia adolescenza, le estati trascorse in un bungalow immerso nel verde vicino al mare. Ogni quadro è un frammento della mia vita.


AURE.: In tutto il percorso c'è stato un artista che L’ha influenzata a compiere questo atto di gentilezza innanzitutto verso se stessa; è sorto da un bisogno innato o proprio dalle difficoltà?

PROF.:  Da piccolissima ho compreso che sapevo disegnare, soprattutto ero brava con i ritratti. Durante l’ adolescenza facevo anche fumetti,  infatti nelle mie opere attuali ci sono molti rimandi al mondo dell’ illustrazione e del comics. 

Il mio primo grande amore artistico è stato Felice Casorati, che considero il più grande del figurativismo italiano. Uno dei primi quadri che ho fatto — e che ancora oggi è esposto a casa dei miei genitori,— è un’imitazione di un’opera di Casorati. Nel tempo ovviamente mi sono innamorata delle opere di Gauguin e Van Gogh. Ma gli artisti attuali dai quali traggo ispirazione sono senza dubbio  Alex Katz e David Hockney.  “Donna in blu” è un omaggio a Katz. Sono stata al Metropolitan Museum a New York a vedere l’originale, in rosso. Katz ha cambiato il modo di dipingere. È un artista incredibile, ed è anche un professore universitario. L’altro artista fondamentale è David Hockney Quest’estate sono stata a Parigi a vedere la sua mostra di 400 opere. Lo adoro, lo seguo da anni. Questi due sono oggi le mie maggiori fonti di ispirazione.

Mentre ti parlo mi sovviene un avvenimento della mia vita, che non sa nessuno: Avevo undici anni. Al tempo si usava, a fine anno, mettere da parte i libri di scuola per rivenderli. Mia sorella aveva finito le scuole medie, io stavo per iniziarle: così i suoi libri erano destinati “al Libraccio”.  Da quella pila di libri, io sottrassi senza dirlo a mia madre il libro di educazione artistica, lo nascosi in un mobile, fu “furto”. Per anni ho studiato arte su quel libro e prima ancora di iniziare la scuola media. Nella mia classe nessuno studiava educazione artistica, ma io sì. Da quel libro ho iniziato ad  imparato tecniche, artisti, opere. Se oggi ho una base artistica, è grazie a quel libro. Ho sempre dipinto e dipingo continuamente. Ho realizzato almeno 200 opere, quasi tante quante le mie pubblicazioni scientifiche! Quelle esposte erano quasi tutte nuove, del 2025. Pensavo di riposare dopo questa la mostra… ma non sarà così, ho già altri progetti in cantiere per nuovi quadri…

 

AURE.: Bellissimo questo episodio. È stata gentile nonché molto esaustiva e di grande ispirazione. Lo sarà sicuramente per gli studenti, gli amici e i colleghi che vorranno leggerci. Quindi, per concludere, io voglio ringraziarla per l’ispirazione che ci ha fornito e per averci trasmesso questo senso di cura dell’arte, atto di gentilezza, verso se stessi e verso gli altri, oltre che come forma di comunicazione per come già la conosciamo.

C'è un messaggio che vorrebbe trasmettere in ultima battuta agli studenti? Mi ha colpito molto questo passaggio da una vita vecchia a una vita nuova ai  23, anni, che è il momento in cui in alcune facoltà ci si volge alla soglia del mondo del lavoro e quindi ci si affaccia sul mondo degli adulti, è un momento di passaggio. Non so se sia stato cosi anche per Lei.

PROF.: Vivete un momento complesso. Il mio messaggio è: scoprite qual è il vostro talento. Tutti ne hanno uno, anche chi non lo immagina. Incoraggio i giovani a capire cosa dà gioia, a mettersi in gioco coltivando e sviluppando le proprie abilità, come si coltiva una pianta, come gesto d’amore principalmente verso se stesi: con il tempo questa pianta crescerà e diventerà rigogliosa e nessuno potrà ignorarla.

 

AURE.: Grazie.



Intervista scritta e curata da Aurelia Mangone

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